Uno zaino pieno di polvere e ricordi

Cronaca di un’estate in Bolivia

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Data pubblicazione: 

24/09/2004
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Bene, siamo tornati e già questo, fidatevi, è un successo. Se vi ricordate di noi, siamo i 5 giovani che in compagnia dell’iperbolico curato don Andrea e di 5 amici di Nembro e Bergamo, circa un mese fa, siamo partiti alla volta della Bolivia per un’esperienza di missionarietà. Se ci pensate bene nel numero de “la Valgandino” di luglio con noi c’era anche uno zaino: naturalmente non 1 in 11, ma 1 + 22 valige (di cui tre perse per strada).
Ora, di strada quello zaino ne ha fatta parecchia, prima in volo, poi a piedi, in jeep, in auto, in taxi, in bus… e noi con lui! Di conseguenza vista la vasta gamma di avventure vissute potremmo allietarvi con parecchie pagine di narrazione che, ne siamo certi, apprezzereste. Onde evitare di trasformare questo numero in un volume da biblioteca vogliamo solo darvi un assaggio per far venire anche a voi “fame di Bolivia”. Le persone che abbiamo incontrato sono state sicuramente molte: anzitutto chi ci ha accolto come don Eugenio e padre Angelo (nativo di Almenno) che ci hanno ospitato per qualche giorno nella parrocchia di Comdebamba a Cochabamba. Da lì, poi, ci siamo divisi a coppie per incontrare diverse realtà anche a molta distanza tra loro. Questa seconda parte del viaggio è durata circa una settimana e ci ha visti impegnati a Comdebamba, a Capinota, a Tapacarì (dal nostro compaesano mons. Angelo Gelmi), a Pongo e ad Arque. In questo modo ciascuno di noi ha potuto sperimentare la differenza della vita in città e nelle comunità più periferiche.
Indubbiamente vedere la Bolivia sui libri e sentirne parlare non è paragonabile all’esperienza che abbiamo vissuto. Per quanto ci sforziamo di descrivervi le emozioni provate, le persone incontrate, gli sguardi incrociati… gli odori sopportati e tutto ciò che ha riempito le nostre giornate non possiamo rendere giustizia a ciò che questo paese ci ha trasmesso veramente. Vista da noi la Bolivia è: una devastante partita a calcio a 2800 mt con i bambini, incontrare per strada gente povera ma che sorride e ti saluta chiedendoti “Como estas?”, scoprire dietro alla polvere che copre tutto il valore delle cose più semplici (l’acqua, il pane, una casa…), percorrere strade interminabili e mangiare carne di lama e yuca per pranzo; ma è anche godere e gioire per i doni della giornata, senza troppi calcoli né grossi progetti lasciando spazio ad una grande serenità.
I boliviani sono un popolo povero ma ricco di dignità. Tradizioni religiose e civili, fede e superstizione sono elementi che si mescolano nelle manifestazioni popolari come nella vita quotidiana. La festa è ciò che unisce le persone ed è l’ingrediente essenziale per ogni momento persino per i funerali! Ad esempio la festa della Madonna dell’Urkupiña con il pellegrinaggio notturno (di ben 15 km) e le sfilate folcloristiche, come le celebrazioni per la festa nazionale del 6 agosto sono stati i momenti in cui abbiamo toccato con mano tutto questo. A Santa Cruz, dove siamo stati accolti da padre Alessandro Manenti negli ultimi giorni della nostra avventura, abbiamo scoperto un volto nuovo della Bolivia: in città la vita è più vicina al modello occidentale ma resta quel calore umano tipicamente sudamericano che avvolge ogni cosa.
Abbiamo visto ciò è stato costruito grazie anche alla generosità dei gandinesi, e per cui la gente ci ha chiesto di portarvi la loro gratitudine, ma anche ciò che è ancora solo un progetto, per cui tutti possiamo dare ancora molto. Ora siamo tornati e con noi lo zaino; è carico di polvere ma non solo: di tanti ricordi e della consapevolezza che ciascuno di noi non è ciò ha ma ciò che sa donare.

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I ragazzi di Gandino

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