Tessile: o ci si mette insieme o si muore

Val Seriana: “Marciare sul posto è solo arretrare”

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Data pubblicazione: 

05/08/2005
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"Associarsi per essere più competitivi": questo era il tema di una serata-dibattito a Leffe e questo resta l’obiettivo dichiarato per uscire dalla crisi del tessile che affligge la Valle Seriana, in particolare la Val Gandino. L’incontro si è tenuto lunedì 25 luglio nell’auditorium-oratorio "San Martino" e vi hanno partecipato l’assessore provinciale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Giuliano Capetti; il prof. Corrado Faletti, docente all’Università di Bergamo e direttore dell’Osservatorio delle piccole e medie imprese fino al 2004; il sindaco di Leffe Gianni Pezzoli e Gianfranco Bosio, membro del comitato Piccoli Imprenditori Tessili della Valle Seriana.

Il tema affrontato e dibattuto rappresenta una bella sfida: non è facile, non c’è più niente di facile in questo tempo, ma "associarsi" è una direzione di marcia raccomandabile, forse addirittura un imperativo categorico. Per vincere la scommessa occorre creare anche una nuova prospettiva e sostenerla in tutti i modi. Nuova prospettiva significa, "consorziarsi". Questo verbo ha poi molti significati: per esempio, razionalizzare al massimo i costi; per esempio, impostare campagne di marketing in comune; per esempio, promuovere un marchio unico, di qualità.

Una volta, e fino a non molto tempo fa, "piccolo" poteva essere bello: oggi è un rischio molto elevato, che potrebbe addirittura diventare letale. Gli economisti lo vanno ribadendo da anni e il discorso non riguarda solo gli imprenditori, ma si estende a tutti i campi del lavoro e non solo.

L’informatica ha rivoluzionato tutto: siamo già oltre, ma molto del dettato resta da applicare, a partire dall’esigenza accertata e riconosciuta di razionalizzare le spese della gestione amministrativa, di trasporto e delle tesse strutture informatiche.


"Se da 70 server si scendesse a 4, garantendo lo stesso servizio, si otterrebbe un notevole risparmio", ha spiegato il prof. Faletti. Idem per i costi del personale, dove si potrebbe arrivare ad un risparmio del 26% grazie al consorzio: questo, infatti, permetterebbe di gestire al meglio le risorse umane libere dentro ogni azienda, assicurando efficienza e fluidità a tutte le imprese del consorzio stesso.

Il fine che passa sopra tutto è il contenimento delle spese: si ipotizza una contrazione del 20-30 per cento: in questo modo, si libererebbero risorse da investire, guadagnando snellezza, capacità di penetrazione, potenza contrattuale con tutti i partner.

Si tratta di riaprire strade ad un’economia debilitata da molti fattori. Certo: hanno inciso l’euro, la concorrenza – talora anche selvaggia – di mercati che vengono da lontano, il mancato adeguamento dei macchinari, una certa stanchezza progettual-creativa. Forse si è anche commesso l’errore di credere che un’esperienza secolare potesse bastare come salvaguardia del futuro e per un bel lasso di tempo.

La modernità ha stravolto, in fretta, molte solidità acquisite, imponendo rapidi aggiustamenti, evoluzioni, coraggio innovativo. A molti livelli si è recepito il messaggio, altri arrancano.

Con un risparmio del 20-30 per cento che si otterrebbe grazie al consorzio delle aziende tessili della Val Seriana, si potrebbero avere tassi di interesse più favorevoli sugli affidamenti. Poi c’è bisogno di una scossa in materia di marketing, di brevetti, di pubblicità; è anche necessario – ha indicato il prof. Faletti – fare lobby per recuperare finanziamenti (che ci sono: occorre individuarli e rastrellarli. In questo potrebbero essere d’aiuto diverse forze, già a partire dal Centro studi e ricerche che la Provincia ha avviato nella scorsa primavera con il prof. Michele Tiraboschi, giuslavorista che insegna all’Università di Modena, dove ha preso il posto del prof. Marco Biagi, assassinato dalle BR).

Al Comitato dei Piccoli Imprenditori Tessili della Valle Seriana aderiscono 70 aziende che sorgono lungo l’asse Albino-Ponte Nossa, passando per la Valle Gandino. Una ventina di queste aziende ha accettato di entrare nel radar del prof. Faletti per l’indagine voluta dalla Provincia di Bergamo e in particolare dall’assessore Giuliano Capetti: 14 aziende hanno aperto anche i loro bilanci degli ultimi 4 anni, per una diagnosi completa dei punti di solidità o di vulnerabilità.

Corrado Faletti ha insistito sul fatto che il 2005 è un anno-chiave, in vista dei criteri di Basilea 2, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2007. In virtù di questo nuovo quadro, più della metà delle aziende si troverebbe in gravi difficoltà per avere accesso ai crediti e un quarto di queste imprese si ritroverebbero addirittura con i fidi chiusi nel 2006.

Vie d’uscita possibili, secondo Faletti: passare dalla società in nome collettivo alla società a responsabilità limitata. Tutto questo iter ne implica un altro più a monte: un balzo in avanti a livello di concezione generale. L’azienda a conduzione familiare fa molta fatica a tenere il passo.

E’ stato rilevato che negli ultimi sei anni, il parco-clienti è sempre rimasto lo stesso e nuove entrate, nuovi clienti sono un fattore episodico.

Questo significa languire, marciare sul posto, che è poi di fatto un arretrare. L’augurio dell’assessore provinciale Giuliano Capetti è che l’esperienza dell’indagine sin qui fatta con il prof. Faletti possa essere un punto di partenza per progettare un futuro con tutte le relative potenzialità da giocare nel marketing di prodotto e nei marchi da promuovere.

"Ci si rivede a settembre", ha concluso Capetti: e l’auspicio è che si possa andare avanti sulla strada del consorzio. E’ la difesa più solida di un futuro altrimenti all’insegna della precarietà e della crisi. E il discorso del consorzio dovrà essere forse considerato anche per il settore della lavorazione del legno nelle Valli Imagna e Brembilla, dove pure la produzione arranca e presenta molte analogie nei fattori di crisi e nella perdita di velocità con la Valle Seriana.

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