La volata: chi tira e chi non molla

LA LEGA A GANDINO

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Data pubblicazione: 

23/03/2007
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La volata “lunga” della campagna elettorale, in casa leghista, a Gandino è cominciata da un pezzo.
La fraterna Ongaro formata da Marco e Giovanni, (rispettivamente ex sindaco ed ex deputato del Carroccio) pareva destinata a riproporsi al vertice, tanto che Marco aveva ripreso le redini della segreteria politica della sezione (una roccaforte storica, la prima a costituirsi in provincia) e relegato Sara Bonazzi al ruolo di capogruppo (spesso assente) in Consiglio Comunale. Qualche scricchiolio era arrivato con una lettera pubblica della capogruppo che sconfessava Ongaro riguardo a un piccola “bega” di paese per i rumori molesti all’esterno di un bar. Poi la pace armata, sino alla resa dei conti di queste ultime settimane in vista delle comunali.
Da un lato la linea “dura” di Ongaro dall’altro quella più moderata, rappresentata non solo dalla Bonazzi, ma anche e soprattutto da Mirko Brignoli, giovane laureato cresciuto nel movimento dei Giovani Padani. Questi ha dimostrato “voce in capitolo” non soltanto per le sue capacità canore (è stato fi nalista con il suo gruppo alla rassegna Emergenti Live e vanta un paio di CD), quanto per l’avvenuta nomina a segretario della Val Seriana per la Lega, sostenuto dalla “nouvelle vague” di via Berlese, dove Invernizzi strappava il trono cui Bossi aveva indicato Stucchi. A Gandino appare deciso, anche se Ongaro non si sarebbe certo arreso, pretendendo comunque un ruolo chiave in lista.
A metà marzo le prime conferme. Innanzitutto la data delle elezioni, fi ssata al 27 e 28 maggio, che lascia il tempo per tentare di rifondare la squadra (Ongaro permettendo) e poi il “vernissage” della Fiera di San Giuseppe, l’evento che a Gandino (negli anni elettorali) è la cartina di tornasole dei movimenti politici.
Marco Ongaro, ancora affaticato dopo l’impresa di aver partecipato alla Marcialonga, è rimasto defilato, mentre Brignoli non ha perso occasione per salutare, presentarsi, farsi notare. I “suoi” Giovani Padani hanno monopolizzato il gazebo di Piazza Vittorio Veneto, con le felpe “Berghem” e i fazzoletti verdi. Nessuna traccia invece dei manifesti “urlati” e del Guerriero, il notiziario dai toni forti voluto da Ongaro, che manca ormai da oltre un anno.
Dalla linea “d’acciaio” degli Ongaro si passa ora all’avvocato.  

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