Esposti in Basilica i due zucchetti "gandinesi" dei papi santificati

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Come tante comunità anche quella gandinese ricorda questi due campioni della santità facendo tesoro di quei legami e di quelle reliquie che ci consentono di percepire anche concretamente la loro prossimità storica e spirituale. Per l’occasione sono stati esposti in basilica, ad un altare laterale, due solidei (o zucchetti) di entrambi i santi pontefici che si conservano a Gandino. Vi rimarranno per la venerazione dei fedeli fino a Domenica 4 maggio.

GIOVANNI XXIII

I legami del Papa Buono con numerosissime comunità bergamasche sono dovuti prima di tutto alla sua giovanile attività di segretario del compianto vescovo mons. Radini Tedeschi. La sua origine bergamasca, come la sua formazione e i suoi legami familiari e amicali hanno disseminato l’intera provincia di “tracce” del suo passaggio.

Il giovane don Angelo fu diverse volte a Gandino, al fianco di mons. Vescovo per le vestizioni delle novizie delle rev.de Suore Orsoline nella chiesa di San Mauro. Ebbe prolungati e profondi rapporti con le superiore dell’Istituto durante tutta la sua vita. Sempre con il Vescovo fu a Gandino nel giugno del 1907 per le feste centenarie di S. Francesco da Paola, e ancora nel 1910 proprio in occasione del 50° anniversario di Fondazione dell’Istituto. Le Orsoline reggono poi da decenni l’Asilo di Sotto il Monte, suo paese natale, motivazione per la quale Giovanni XXIII ebbe parola di grande stima per la congregazione. Per questi ed altri legami le Suore Orsoline possiedono diversi doni e memorie del Papa Buono tra i quali uno dei solidei (o zucchetti) che indossò durante il suo pontificato normalmente conservato nella cappella delle reliquie del Convento di via del Castello.

Ma don Angelo Roncalli fu a Gandino, in qualità di predicatore (da cappellano militare) anche nel 1918 in occasione della Solennità della Madonna del Carmine. Rimase ammirato ed ebbe parole di grande affetto per i gandinesi in occasione delle solennissime festività Patronali dei Santi Martiri del 1911 e del 1914. Vi tornò, da arcivescovo di Acropoli e visitatore apostolico in Bulgaria, in occasione delle Feste della Beata Vergine Addolorata del 1929 quando presiedette sia il Pontificale che la processione. Applaudito con grande entusiasmo dai gandinesi amministrò anche le sante Cresime e fece memoria del pittore gandinese Ponziano Loverini definendolo grande non solo come pittore ma come spirito di credente.

Tornò per l’ultima volta in forma privata nel 1955 da Cardinale accompagnato dall’amico fraterno Prevosto di Gandino mons. Giovanni Maconi che tenne sempre in grande considerazione anche perchè fu suo collega in seminario. In quella occasione fu accompagnato a gandino da mons. Giacomo Testa, Nunzio Apostolico in Turchia.

Il futuro Giovanni XXIII definì Gandino “terra davvero benedetta dal Signore” e manifestò grande soddisfazione per l’erezione del Museo a custodia dei numerosi tesori della Basilica che definì incomparabile. Scrisse ancora “Ebbene – pensavo – ecco […] ancora la gloria di Gandino profondamente religiosa che si espande, come a dire che in quella industre borgata la suppellettile ricchissima, di cui si adorna il tempio magnifico, non è in realtà che lo splendore esteriore dell’anima tutta cattolica di Gandino, che sente e vive la sua fede non come un freddo ricordo del passato, ma come energia inesausta e perenne di pietà sincera, di carità ardentissima, di apostolato operoso”.

Sono diverse le attestazioni di ammirazione scritte dal futuro Papa per la Basilica gandinese di cui amava descrivere lo splendore e la magnificenza da ipotizzare che potrebbe figurare con onore tra le molte insigni chiese di Roma. Entusiasta del Museo vi accompagnò in visita nel 1933 il vescovo di Sofia e Filippopoli.

Nel 1953 ebbe parole di encomio per la Corale di Gandino in seguito all’esecuzione in occasione della consacrazione della nuova parrocchiale di Villa d’Ogna.

Importante fu il lungo legame di amicizia tra don Angelo Giuseppe Roncalli e Mons. Giovanni Antonietti (nativo di Cirano) e ancora quello con don Giovanni Botta (nato soltanto un giorno prima di Lui e suo compagno carissimo di seminario).

Gandinesi furono poi numerosi attori e comparse del celebre film “E venne un uomo”, prodotto nel 1965 da Ermanno Olmi. Il regista utilizzò per girare il lungometraggio numerosi attori non professionisti che facevano parte della Filodrammatica dell'Oratorio di Gandino o di gruppi teatrali bergamaschi. Tra le scene che compaiono nel film anche alcuni fotogrammi dedicati alla processione del Corpus Domini.

 

GIOVANNI PAOLO II

Numericamente meno fitti ma comunque significativi i legami tra Giovanni Paolo II e Gandino. Tra essi dobbiamo ricordare anzitutto la consacrazione Episcopale di due gandinesi durante il suo pontificato ovvero mons. Angelo Gelmi nel 1975 e mons. Luigi Bonazzi nel 1999.

E poi documentata una conoscenza diretta tra Papa Wojtyla e il gandinese mons. Lorenzo Frana, già Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’UNESCO.

La comunità di Gandino conserva un ricordo personale di Papa Giovanni Paolo II.
Mons. Stanislao Dziwisz (già segretario particolare del Pontefice e ora arcivescovo di Cracovia) ha infatti generosamente donato alla nostra Parrocchia un suo zucchetto (o solideo).

Lo zucchetto è il piccolo copricapo bianco portato normalmente dal Papa, che gli viene tolto solo durante la consacrazione della S.Messa: da qui il nome anche di “solideo”, che significa “a Dio solo”. Si tratta di un dono prezioso, reso possibile per l’interessamento di Mons. Lorenzo Frana (che in più occasioni ha incontrato personalmente il Papa) e dei coniugi Mario Franchina ed Emma Torri.
La preziosa reliquia è conservata presso la Sezione Presepi del Museo della Basilica che è intitolata proprio a Papa Giovanni Paolo II.

Il Museo della Basilica conserva fra l’altro anche altri ricordi legati alla persona del Papa. Qui è conservato un presepe brasiliano donato dal Papa alla nostra comunità di Gandino, per mezzo di Mons. Lorenzo Frana.

Nel 1981, durante la visita apostolica a Bergamo, Papa Giovanni Paolo II utilizzò nelle celebrazioni un calice, una pisside e due ampolline in argento provenienti dal nostro Museo che conserva anche un ritratto a pastello del Papa, opera dell’artista francese Thierry Dangleant.

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